Dove andiamo domenica? Alcobaça.

“Quando Baltasar entra em casa, ouve o murmúrio que vem da cozinha…”

José de Sousa Saramago

Quando si raggiunge la Praça 25 de Abril di Alcobaça, come spesso accade in questa parte di Portogallo, viene voglia di sedersi a sorseggiare una Sagres ammirando il monumento che abbiamo di fronte.
Sarà il bianco degli edifici, sarà il bianco della “calçada portuguesa”, sta di fatto che questo candore abbacina e invita alla sosta, a scambiare due chiacchiere con il
vicino di tavolino, a far passare questo tempo dilatato che oggi chiamiamo relax. Inevitabilmente l’occhio si posa sul gotico portale del Monastero di Santa Maria de Alcobaça, quest’abbazia cistercense del XII secolo che da sola occupa tutto il lato opposto della piazza.

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Un altro monumento che è patrimonio dell’Umanità in questo angolo assolato dell’entroterra portoghese, dove arte e natura si contendono il primato e dove già si sente l’influenza dell’Atlantico: Nazaré dista solo 15km.

Varcato il portale si entra nella chiesa più grande del Portogallo che, maestosa con i suoi 20mt di altezza, custodisce nel transetto i sarcofagi di due amanti
in amorosa conversazione per l’eternità: Dona Inês de Castro e Dom Pedro I. La loro tragica storia d’amore è uno degli episodi più raccontati in Portogallo, e qui
le loro splendide tombe di marmo immacolato, una di fronte all’altra, continuano a far vivere la triste vicenda. Se ancora non la conoscete, la conoscerete, ma sappiate che si è svolta qui nel Portogallo centrale.

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Non si fatica ad immaginare i monaci silenziosamente assorti in preghiera nel Chiostro del Silenzio, ma si fatica a capire il perché la cucina sia sovradimensionata:
due camini alti quanto le navate della chiesa, tavoli in pietra che sembrano altari, e una vasca per i pesci (pare arrivassero direttamente dal fiume Alcoa) delle
dimensioni di una piccola piscina.

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Da una cucina all’altra… quella di un ristorante a pochi passi dal Monastero.
Se è arrivata l’ora di pranzo o di cena, niente paura. Testato e ritestato, è il nostro preferito ad Alcobaça: Antonio Padeiro. Da poco ha aperto la sala al piano terra
ma se la giornata è calda meglio i tavoli all’aperto. In inverno, invece, l’accogliente sala al piano interrato è l’idale per assaporare il generoso tagliere di antipasti,
la sopa do dia e il prato do dia. La scorsa settimana ci siamo lasciati sedurre da una vellutata di gamberi e cernia in crosta, una croccante millefoglie che bilanciava il
soffice ripieno.
Due passi per raggiungere un piccolo parco circondato da esemplari di ceramiche delle botteghe locali. Nome romantico: Jardim do Amor.

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I due troni marmorei davanti ad un cuore stilizzato, dietro alla facciata della luminosa Biblioteca Municipal, si ispirano alla storia d’amore di Inês e Pedro.
Più che per il selfie sul trono, il giardino si fa visitare per le panche circolari all’ombra degli alberi che si offrono per un’altra sosta, forse l’ultima prima di
lasciare la città.

– Quando ci torniamo?
– I dunno… next Sunday?