Gli Ebrei, i Cavalieri e il Navigatore

La città di Tomar custodisce una delle più antiche sinagoghe d’Europa e, di sicuro, la più antica del Portogallo. Anche su di essa aleggiano e si intrecciano gli eventi della storia che, in questo caso, coinvolsero anche una significativa comunità di “Sefarditi”, come usavano autodefinirsi i giudei stanziati nella penisola iberica.
Tra l’occupazione araba della penisola iberica nel 720 e il 1496, anno dell’ espulsione dei sefarditi per ordine del re “Manuele I, il fortunato”, gli Ebrei godettero per 750 anni della  protezione dell’autorità pubblica: prima di quella accordata dalle autorità mussulmane e, dopo la “Riconquista”, di quella dei sovrani del Portogallo, garantita con diversi privilegi e patenti.
A Tomar, sotto la protezione di Enrico di Aviz, entrato nella storia  come “Enrico il Navigatore”, gli Ebrei costruirono finalmente la loro sinagoga nel loro quartiere, La Judaria, tra il 1430 e il 1446. Siamo all’inizio dell’Età moderna, portatrice di novità spirituali, filosofiche e religiose, ma anche di enormi progressi in tutte le discipline, dalla geografia alla letteratura, dall’astronomia alla politica, dalla navigazione all’economia.
Il Portogallo del XV sec., frutto della fusione etnico-culturale di popolazioni che per secoli si erano scontrate e incontrate nell’ alterna sudditanza tra mussulmani e cattolici, si presentava come una nazione estremamente tollerante, tutta dedita all’edificazione del proprio impero commerciale transoceanico e lieta della pacifica coesistenza di mussulmani, cristiani e giudei sul proprio territorio.
In un’epoca in cui finanza e capitali stavano per diventare i mezzi necessari allo sviluppo economico e commerciale nonché fondamentali per conquistare vasti territori extra-europei ricchi di risorse naturali e materie prime, la competenza in campo finanziario e scientifico degli Ebrei diventava essenziale, proprio  come le risorse, le conoscenze e le capacità dell’ Ordine dei Cavalieri di Cristo (erede dei Templari) al quale lo stesso Enrico il Navigatore apparteneva.

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Il grande principe seppe combinare e coordinare tutte le migliori forze del regno al servizio della corona, senza discriminare nessuno dei suoi sudditi.
Ai giorni nostri, a riassumere e a ricordare l’atmosfera quasi “globale” di quel Portogallo, c’è proprio il centro di Tomar con la suggestiva cattedrale di San Giovanni Battista (guarda caso un’ altra figura fondamentale nell’eterno mistero dei Templari) nella Praça da Republica che, nella sua maestosa imponenza, sembra sorvegliare e proteggere anche la piccola sinagoga in Rua Joaquim Jacinto, 73. I due edifici distano 250 metri circa l’uno dall’altro ed entrambi costituiscono parte del cuore storico e culturale di Tomar.
La sinagoga (attualmente in restauro) è molto piccola e molto semplice, ma rammenta con decisione  l’antica presenza sefardita, vitale e attiva nella città.
Essa era il centro culturale della comunità ebraica, il luogo dove gli Ebrei discutevano, si confrontavano e dibattevano secondo i loro usi e la loro consuetudine, mantenendo sempre intatta la loro fedeltà verso la nazione portoghese.
La piccole dimensioni e la semplicità dell’edificio non devono trarre in inganno: probabilmente fu così voluta per i tradizionali sentimenti ebraici di modestia, pudicizia e umiltà o, molto più probabilmente e saggiamente, per non offendere o dare l’impressione di voler sfidare qualcuno, né il “conselho”, né il Re, né tanto meno la chiesa cattolica. Già da molti secoli ormai gli ebrei “preferivano” restare defilati.
La sinagoga è costituita da una saletta dove le quattro colonne simboleggiano le figure femminili di Sara, Rebecca, Rachele e Lia, ossia le quattro madri di Israele, che, a loro volta, sostengono le dodici tribù d’Israele rappresentate da altrettanti archi; una particolare caratteristica dell’edificio sono alcuni otri murati a beneficio dell’acustica.
La piccola sinagoga funzionò per cinquant’anni soltanto e cessò la sua attività già nel 1496, quando anche il Portogallo decise di conformarsi all’odiosa prassi della conversione forzata prima, e dell’ espulsione degli Ebrei poi, inaugurate in Inghilterra duecento anni prima, ma tragicamente praticate, ancora e con maggior vigore, nel XV secolo. Da allora non fu più utilizzata per lo scopo originario e cadde in abbandono.  Il suo recupero è cosa storicamente recente, di un’ ottantina di anni fa per merito di Samuel Schwarz, un ebreo polacco che la acquistò nel 1923 per donarla poi allo stato portoghese, nel 1939.
Oggi la sinagoga è un museo, “o Museu Luso-Hebraico de Abraão Zacuto” dove si possono vedere alcuni oggetti della Tomar di allora e di luoghi vicini, in compagnia di un’anziana signora che si presta come guida museale.  La sinagoga è anche la testimonianza della tolleranza e dell’istintiva solidarietà del popolo portoghese, sentimenti che hanno permesso al piccolo edificio di passare praticamente indenne nel corso dei secoli, senza essere mai vandalizzato, danneggiato o dato alle fiamme. D’altra parte neanche lo stesso Re Manuele I aveva nulla contro gli ebrei, anzi. Egli fu costretto ad ordinare l’espulsione degli ebrei dalle circostanze politiche e dai suoi “pesantissimi” suoceri venturi: Ferdinando II d’Aragona e Isabella I di Castiglia, proprio quelli del funesto Torquemada. Come dire: basta la parola!

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Per concludere, anche la sinagoga con tutti gli altri affascinanti edifici e monumenti di Tomar, ci rimanda agli infiniti e maliosi intrecci della storia: chi e cosa possiamo riconoscere nei legami “tomariani” della statua di Gualdim Pais con la cattedrale di San Giovanni Battista, del Convento do Cristo con la Sinagoga sefardita, del Cavaliere Enrico (il Navigatore) con i  sefarditi? E’ un bel gioco nel quale mettere alla prova la nostra fantasia.

Per approfondimenti sulla storia ebraica e la regione del Centro:
http://www.centerofportugal.com/tag/jewish-heritage/

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